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Ansia e attacchi di panico: quando rivolgersi a uno psicoterapeuta?

Lavorando nello studio di psicoterapia a Torino incontro tante persone che, prima di rivolgersi ad una psicoterapeuta o uno psichiatra, hanno provato a gestire l’ansia e gli attacchi di panico con i loro strumenti. Si tratta di strategie che, sebbene hanno prodotto un sollievo immediato, con il tempo hanno peggiorato la situazione. 
Prima di vederle e capire alcune di queste strategie per l’ansia, vi racconto una storia: è quella di una persona con cui ho iniziato un percorso di psicoterapia individuale.

La storia di Federica

Federica ha 24 anni e frequenta l’Università di Medicina. 
Mentre è ad un concerto con il ragazzo, in modo improvviso e inaspettato, inizia a percepire i battiti del suo cuore sempre più veloci e una sensazione di soffocamento, accompagnati da un’ansia sempre più forte e una percezione di morte imminente. 
Dopo quell’episodio Federica, spaventata che quel momento di crisi possa ripresentarsi, eviterà di frequentare i luoghi affollati aperti.
Passeranno i mesi e Federica avrà altri episodi di forte ansia, i quali avranno importanti conseguenze sulla sua quotidianità. Adesso non riesce ad uscire se non accompagnata da qualcuno e, oltre alla limitazione per gli spazi affollati aperti, si è aggiunta la paura degli spazi affollati chiusi: non solo ristoranti, cinema ma anche le aule dell’Università. 

Gestire l’ansia: l’evitamento 

La soluzione che Federica aveva messo in atto per cercare di gestire la sua ansia è stata quella dell’evitamento: ha provato a evitare situazioni uguali e/o simili a quella in cui aveva avuto i primi attacchi di panico. 
L’urgenza di sfuggire ai motivi e alle cause dell’ansia, o meglio, a quello che indichiamo come causa, è una reazione del tutto naturale: a una prima occhiata può sembrare anche una risposta efficace, ma a lungo andare è una strategia che mantiene e amplifica la paura.
Ci sono due sono problemi principali associati all’evitamento:

  1. Limitiamo sempre di più la libertà rispetto a cosa possiamo fare e dove possiamo andare;
  2. Finiamo per credere di essere deboli e sbagliati, perché non lavoriamo in maniera diretta su quella paura.

Reagire all’ansia: l’eccessivo controllo

Se pensiamo che qualcosa di brutto possa succedere, cerchiamo di controllare le situazioni. 
Il bisogno di tenere tutto sotto controllo, se da una parte rassicura, dall’altra costringe a vivere in uno stato di allerta costante: spendiamo le nostre energie per verificare continuamente che vada tutto come avevamo previsto. 
Questo atteggiamento però aumenta ancora di più la nostra sensibilità agli stimoli che reputiamo pericolosi: cresce quindi la possibilità di sviluppare attacchi di panico.
Ricordiamo: il tentativo di controllo assoluto è destinato al fallimento. Nessuna persona è in grado di controllare come andranno le cose, e se ci proviamo, ne ricaviamo solo una sensazione di inadeguatezza. 
Un’altra reazione ha a che fare con la paura di essere soli: alla ricerca di rassicurazioni e spaventati che l’attacco di ansia possa ripresentarsi, affrontiamo le situazioni temute solo in compagnia. Di solito si selezionano delle persone fidate, la cui presenza, sembra tranquillizzarci. Questa strategia, se all’inizio può darci sostegno, nel tempo può limitare la nostra quotidianità non potendoci muovere liberamente

Ansia e panico: cosa fare? 

Se vi siete rivisti in qualche strategia come l’evitamento, il controllo o la ricerca di compagnia, niente paura: la situazione può essere migliorata, ma serve un professionista come un psicoterapeuta. Sono moltissime infatti le ricerche che attestano l’efficacia della psicoterapia per il trattamento dei disturbi di attacco di panico.
Attraverso un percorso di terapia si va a dare un significato alla propria sofferenza: i sintomi non sono qualcosa da eliminare ma da comprendere.
Attraverso la relazione con una terapeuta la persona ha la possibilità di guardare dentro la complessità del proprio mondo interiore e di quanto gli attacchi di panico dicano di lei. 

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